Impianti di antifurto






Introduzione

Gli impianti di antifurto fanno parte della categoria degli impianti speciali e appartengono alla progettazione elettrica. Occorre avere particolari conoscenze in merito a proposito delle tecnologie usate e determinate strategie di progettazione affinchè si possa fornire un impianto affidabile. Un impianto di antifurto è sempre costituito da:
L'elemento d'ingresso è costituito da un sensore che, a causa di una intrusione, fa scattare la centralina di allarme e fornisce un segnale ottico e sonoro all'uscita.

L'elemento d'ingresso può essere costituito dai seguenti dispositivi:

Centralina di allarme La centralina elettronica ha la funzione di coordinare gli allarmi e la tempistica di quest'ultimi. Essa può avere diversi ingressi in modo da suddividere le zone da controllare e la tipologia di sensori da utilizzare.
Una centralina di allarme dovrà essere predisposta con una chiave elettronica di attivazione e disattivazione al fine di permettere all'utente l'attivazione dell'allarme e viceversa.
All'uscita è sempre allacciato un dispositivo ottico-sonoro che permetterà a chiunque l'individuazione dell'allarme.
I Trasuttori perimetrali

Esistono sostanzialmente due tipi di impianti di protezione che è possibile installare:


Il più semplice trasduttore usato per gli impianti perimetrali è chiamato contatto Reed costituito da un'ampolla di vetro con il solito contatto fisso e quello mobile. Il contatto mobile ha una lamina ferrosa che in presenza di un campo magnetico fa aprire o chiudere il contatto.


Tale dispositivo è costituito da due elementi che vengono installati sulla porta. Per questioni di praticità elettrica, il blocco dei contatti è fissato al battente mentre la calamita viene fissata alla parte mobile, ossia la porta. Volendo proteggere una serie di locali attraverso questo sistema, si preferisce usare contatti NC collegati in serie in modo che, se vengono tagliati i fili, si ha l'intervento della centralina.



Sensore per tapparelle

Abbiamo due tipi di sensori: a vibrazione e con encoder.
Il sensore a vibrazione è costituito da un manovellismo con in testa una rotellina che poggia sulla serranda.
Al tentativo di sollevamento di quest'ultima si crea una vibrazione del manovellismo e quindi l'apertura di un contatto interno che fa scattare l'allarme. Questo tipo di sensore, è facile intuire che da luogo a falsi allarmi soprattutto in presenza di vento.
Il sensore ad encoder è costituito da una ruota su cui viene avvolto un filo di naylon ed essa stessa è caricata da una molla elicoidale. Lateralmente alla ruota vengono praticati una serie di fori dove da una parte è collocato un diodo emettitore di luce e dall'altra un sensore.
Il sistema viene fissato all'interno del cassonetto e la fune collegata alla parte bassa della serranda. Il diodo ricevente è collegato elettricamente ad un contatore d'impulsi. La posizione della serranda viene acquisita come stato iniziale all'attivazione della centralina. Qualunque spostamento della serranda provocherà la generazione di un impulso che, letto dal contatore elettronico, lo trasformerà in uno stato attivo con l'eccitazione di un micro relè interno.



Sensori volumetrici

Ai sensori volumetrici appartengono:



Sensori ad infrarosso
Questi sensori sono sensibili all'infrarosso ed il vero sensore viene posto nel fuoco di una parabola per aumentarne la sensbilità e la portata.
Per avere una maggiore peculiarità nel funzionamento, la parabola è costituita da una serie di lenti chiamate lenti di Fresnell che suddividono un raggio infrarosso in fasci a ventaglio di rivelazione.

Le lenti di Fresnell possono essere di tipo tradizionale. In base al lobo di copertura, si consiglia di installare questo tipo di sensore ad una altezza tra 1,80 e 2,80 mt dal pavimento.
con queste caratteristiche la portata dei fasci varia tra 6 e i 15 mt con un angolo di copertura pari a 90°.

 

 

 

 

 

 

Questa lente non rivela la presenza di animali con peso inferiori a 30 Kg.
Si installano a 2.4 mt dal pavimento, hanno una portata tra 13 mt e 18 mt con un angolo di apertura di 142°.

 

 

 

 

 

 



Sensori a microonde

Appartengono alla categoria dei sensori volumetrici e sono costituiti da un genereatore ad alta frequenza a diodo gunn che opera tra i 2.4 e 10 GHz. Inoltre, il diodo gunn funge da ricevitore ad una frequenza prossima a quella generata.
La messa in funzione del sensore comporta l'emissione del segnale e la ricezione dello stesso per riflessione come succede in un radar.
Il movimento di un oggetto all'interno del locale comporta ad una variazione di fase rispetto al segnale emesso e quindi la generazione del segnale di allarme facendo scattare un relè interno.
Quando si devono proteggere piccoli locali, le microonde possono oltrepassare le pareti in muratura, le porte e i vetri generando così dei falsi allarmi. Occorre regolare correttamente l'intensità del segnale emesso agendo su un'apposito trimmer di regolazione facendo possibilmente diverse prove di verifica.
I moderni sensori a microonde regolano automaticamente l'emissione del segnale im modo da adattarsi al volume del locale da controllare.
Per ridurre il fenomeno della propagazione del segnale attraverso i muri, oggi si costruiscono sensori a microonde che lavorano in banda K, ovvero, alla frequenza dei 24 GHz poichè un'onda più corta ha una minore forza di penetrazione sugli oggetti limitando la loro azione all'interno dell'ambiente da proteggere.

L'elemento radiante di questi sensori è costituito da un elemento a tromba detto: "cavità risonante" costruita meccanicamente in modo da risuonare nella banda K. In ogni caso, l'installatore deve attenersi alle seguenti regole:




Sensori a doppia tecnologia

I sensori a doppia tecnologia uniscono due tipi di rilevazione: infrarosso e microonde. Le due tecnologie si sovrappongono creando una protezione molto precisa e sicura.
Il sensore a raggi infrarossi è posto nella parte inferiore e attraverso le lenti di Fresnell si da origine ad una protezione sensibile alle repentine variazioni di temperatura.
Nella parte superiore è collocato il sensore a microonde sensibile al movimento degli oggetti. Un modo per inibire un sensore ad infrarosso è quello di orientare una lampada fluorescente verso le lenti di Fresnell. Per aumentare il grado di sicurezza contro l'accecamento dalle lampade al neon, si usano dei filtri digitali in grado di segnalare la condizione di guasto. Ecco perchè in sensore a doppia tecnologia ha una certa valenza in quando, se viene inibito il sensore ad infrarosso, rimane attivo quello a microonde.


Collegamenti elettrici tra sensori

I sensori volumetrici in generale, hanno una morsettiera con almeno sei cavi da 0.22 mmq, per il collegamento alla centralina di allarme.
L'alimentazione è sempre a 12 Vcc fornita direttamente dalla centralina mentre tutti i tamper dei sensori sono collegati a un ingresso ad intervento immediato.

I tipi di collegamento utilizzati possono essere in serie o in parallelo. Per esempio, tutti i tamper dei sensori, vengono collegati in serie e connessi allo stesso ingresso della centralina.
Le alimentazioni sono solitamente collegati in parallelo.
Ed ecco un tipico esempio di morsettiera di un sensore generico:

Nel caso di collegamento in serie di due o più sensori volumetrici servono a controllare due aree distinte o ampliare l'area da controllare. Per esempio, basta che un intruso entra nell'area di un solo sensore che la centralina si troverà un contatto aperto che farà scattare l'allarme.

Nel collegamento in parallelo abbiamo due contatti N.C. in derivazione che potranno servire a controllare un'area comune. Infatti, se due sensori sono montati uno a fianco all'altro e orientati in modo da avere una zona in comune, l'allarme scatta soltanto se l'intruso entra in questa zona. In altre aree, anche se interessate, scatta il sensore ma non l'allarme visto che abbiamo due contatti N.c. in parallelo.

Se la centralina ha due ingressi e bisogna controllare separatamente le due zone, ogni sensore bisognerà collegarlo all'ingresso distinto in modo tale da poter separare le due aree.


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