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ECOLOGIA(OGM e altro)
Quello che ci offre la natura è un bene prezioso che bisogna proteggere a 360 gradi perché senza essa non esisteremmo neanche noi. Comunque, ho cercato di fare una ricerca su internet per ricavare alcune informazioni dettagliate, ma non ho trovato nulla sull’argomento desiderato.
Sulla sparizione di alcune specie di uccelli, mi sono rivolto ad alcuni contadini della mia zona per capire qualcosa di questo fenomeno dal loro punto di vista. Mi è stato detto che alcune specie di uccelli sono in fase di estinzione a causa degli antiparassitari che loro usano per le culture e le piante da frutta. Gli uccelli si nutrono della frutta e dei semini che si trovano in campagna e poi muoiono. Ci sono ovviamente specie e specie di animali: quelli che resistono a questi prodotti chimici e quelli che invece soccombono a questi. Lo stesso discorso vale per i conigli, le lepri e tutti quegli animali che vivono in campagna allo stato selvatico, che si nutrono di prodotti dell’uomo.
L’altra faccia della medaglia è la continua crescita di zanzare, acari, topi che, anzi, si sono moltiplicati negli ultimi tempi a causa degli antiparassitari.
Da queste informazioni, ho capito che la caccia non è la sola distruttrice della fauna, ma ci sono dei killer più spietati che non perdonano nulla agli animali, le Aziende dei prodotti chimici.
Strano caso che si parli poco della chimica che uccide e si fa un gran can can per l’abolizione della caccia. Chi scrive questi appunti non è un cacciatore e non tollera che questi animali vengano spietatamente, ma bisogna avere una certa imparzialità nel dire qual è la realtà dei fatti e diffonderli verso gli altri.
LA VERITA’:
In America, però, c’è un’Azienda chimica che produce e si chiama la Monsanto che negli anni 30 inventail PCB, un prodotto chimico altamente tossico e con esso si fa i soldi.
Negli anni Quaranta si occupa di diossine e comincia a fabbricare l’erbicida noto come 245T, il nome gli deriva dal numero di atomi di cloro del famigerato composto. Così efficace che già negli anni Sessanta le grandi praterie americane, così infestate, diventano silenziosi, senza uccelli.
Questo erbicida è così potente che l’esercito americano lo usa nella sua guerra in Vietnam per distruggere tutte le foglie degli alberi del Nord e Centro Vietnam e scovare i Vietcong. Invece, questi arrivarono fino a Saigon e fecero scappare l’ambasciatore americano.
La Monsanto vende all’esercito americano il cosiddetto “Agente Orange”, un misto tra il 245T e il 24D della ditta rivale Dow Chemical. Gli scienziati americani fanno sospendere, nel 1971, l’uso dell’Agent Orange per gli effetti delle diossine sull’ambiente e perché cancerogeno.
Negli anni Ottanta scopre il glifosato, sostanza base per molti erbicidi, e soprattutto del tristemente famoso Roundup. Il Roundup è un pesticida potente che le da profitti pari al 20% annui portanto all’apice della notorietà. Però il glifosato ha un difetto: fa male agli umani. Ma ormai la Monsato è così potente che è difficile fermarla.
Ma ormai la Monsanto, da grande multinazionale qual è, sa guardare lontano. Nel 1997 scorpora chimica e fibre sintetiche e le mette in una società di nome Solutia e spende miliardi (di dollari).
La grande pensata che, però, ebbero fu di continuare a fabbricare pesticidi e contemporaneamente intervenire geneticamente e fare un semente resistente ai pesticidi.
Così, dal 1997, la Monsanto comincia a vendere soia, mais e colza transgenici, cioè con un gene che, dice lei, li fa resistenti al Roundup. Soia, mais e colza vanno bene, e arriveranno, per vie traverse e spesso complicate, sulle tavole di tutto il mondo, ormai abituate a prodotti con dentro di tutto
Nel 1998 una delle nuove aziende Biotech, si è inventata e brevettata una tecnica per la modifica genetica alla pianta e rende sterili molte piante, peggio della bomba atomica. Possono sterilizzare una pianta, e quindi, ti costringono a usare i loro semi.
… Ma la verità, si sa, alla fine viene fuori e così un giornale inglese, tra i pochissimi che si occupano di ecologia, fa un numero speciale sul transgenico e fa i nomi della lobbies che hanno fatto passare le leggi sui brevetti.
La Monsanto preme sulla distribuzione del giornale, e lo fanno saltare. Ma questo esce, in inglese, in francese e in spagnolo e così in pochi mesi l’Europa si allerta ai transgenici e non vuole ne soia ne altro di quel genere.
Ma la Monsanto non viene scalfita, il suo fatturato oggi e pari al PIL italiano, ma questo ci farà pensare molto e riflettere. Attraverso questi killer dell’umanità, la globalizzazione, siamo schiavi di questa gentaglia che potrà fare di noi tutto quello che vogliono. La bomba atomica è nulla a confronto di quello che ci costringono a mangiare.Il bello è che si servono di organizzazioni sbandierando la fame nel mondo per vendere i loro prodotti.
Al primo approccio, i prodotti tansgenici potrebbero sembrare una cosa buona, visto che non si fa uso di prodotti chimici. Quali cause si avranno nel nostro corpo se si ingeriscono vegetali il cui DNA è stato modificato ?
Non solo non è ancora stata provata l’innocuità per l’organismo
umano o animale di una
alimentazione a base di Ogm, ma non è neppure possibile effettuare
un monitoraggio sulla
popolazione che utilizza tali alimenti poiché questi non sono
generalmente identificabili
dagli acquirenti. Non è possibile quindi cercare delle
correlazioni tra la dose di Ogm assunta e la risposta corporea non conoscendo
né la dose che ingeriamo quotidianamente né soprattutto quale tipo di effetti
si possono riscontrare.
Tuttavia, si ipotizza il rischio di:
_ Aumento delle allergie alimentari
_ Acquisizione della resistenza agli antibiotici
_ Tossicità
acuta e cronica
_ Problemi al
sistema immunitario
_ Ingestione
di maggiori quantità di residui di erbicidi
_ Sviluppo di
nuove varianti virali
Infatti, un farmaco prodotto con ogm (triptofano): sono state accertate
1580 intossicazioni e 38 morti (1992).
Con il Mais Starlink: sono stati accertati 3 casi di shock anafilattico
e 48 allergie (2000).

Nella foto, una pannocchia di mais transgenica
Rischi per l'ambiente:
Il problema fondamentale è l'alto grado di imprevedibilità che comporta il rilascio di organismi transgenici in ambiente, essendo normale ed incontrollabile in natura il
trasferimento di geni tra specie diverse o tra individui della
stessa specie. I problemi ipotizzabili sono:
_ Inquinamento genetico di varietà naturali
_ Trasmissione
della resistenza agli erbicidi a piante infestanti
_ Evoluzione di parassiti "super-resistenti"
_ Evoluzione o trasmissione di nuovi virus
_ Permanenza di tossine Bt nel terreno o sui vegetali
_ Diffusione del polline contenente tossine insetticide
_ Aumento nell'uso di pesticidi/erbicidi
_ Erosione
sempre più rapida della biodiversità
Rischi per la societa':
_ Perdita di identità
ed autonomia per gli agricoltori
_ Monopolio
alimentare delle multinazionali
_ Biocolonialismo
_ Biopirateria
La piralide del mais, parassita contro il quale viene utilizzata la tecnologia Bt, negli USA ha già sviluppato resistenza nei confronti della stessa.
LA MODIFICA DEL DNA UMANO
Tuttavia la modifica del DNA sull’uomo potrebbe offrire grandi sviluppi nella terapia genetica nella cura di malattie ereditarie, tumori, ecc.
Frutta biologica- l'agricoltura biologica è la soluzione
Esiste,
naturalmente, un modo migliore per produrre cibo: l'agricoltura (o
l'allevamento) biologica.
Gli agricoltori biologici, infatti, non combattono una guerra con la natura,
difendendosi con armi chimiche per risolvere i loro problemi. La salute del
suolo, degli animali, dei raccolti e delle persone che mangiano questi alimenti.
Gli agricoltori biologici, infatti, non utilizzano alcun tipo di pesticidi,
usano antibiotici solo per profilassi d'emergenza, e sicuramente non fanno
ricorso all'ingegneria genetica. Al contrario, utilizzano avanzatissime
tecnologie agricole associate a metodi tradizionali come le coltivazioni a
rotazione oppure piantagioni di due o tre raccolti diversi. Fanno anche uso di insetti
predatori "utili" per eliminare i parassiti. La vera sfida
tecnologica del futuro è, secondo Greenpeace, quella di fare sempre minor uso
di veleni chimici per produrre sempre maggiori quantità di alimenti di qualità
a prezzi sempre minori.
Tutti i cibi biologici devono rispettare altissimi standard di qualità, garantiti dall'etichetta biologica. In Italia ci sono 8 enti di certificazione del biologico approvati dalla legge. Molti agricoltori italiani, anche per i problemi cronici di sovrapproduzione del nostro Paese, si stanno riconvertendo all'agricoltura biologica. Tra l'altro essa può essere meno costosa e sicuramente pone gli stessi agricoltori al riparo dall'uso di veleni micidiali. Per questo motivo, e certamente perché finalmente sono stati attivati incentivi economici a sostegno di queste produzioni, il mercato biologico italiano è quello in più forte ascesa nel mondo. Un dato comunque in linea con il resto dell'Europa dove la crescita complessiva è dell'ordine del 25% (in superficie coltivata) l'anno, un aumento maggiore di settori considerati "di punta" come i computer.
Purtroppo, non è facile trovare il biologico all'interno dei supermercati: l'agricoltura biologica in Italia non solo è ancora una percentuale piccola (meno del 5%) del totale ma, fatto piuttosto paradossale, trova il suo mercato principale all'estero dove maggiore è la richiesta di questi prodotti. Colpa, questa della Globalizzazione dove parecchie associazioni scendevano in piazza gridando slogan contro la globalizzazione.
Ovviamente, il problema principale dei prodotti biologici è che ancora costano più degli equivalenti tradizionali. Ciò è dovuto in parte alla minor produzione ma anche al fatto che a lungo si è trattato di una produzione "di nicchia". Ma questa situazione sta cambiano, visto che ormai anche la grande distribuzione dell'alimentare (e addirittura alcune multinazionali, compresa la Novartis che brevetta OGM!) sono entrate in questo "affare".
In Austria più del 10% dei campi sono coltivati biologicamente e si prevede che la Danimarca raggiunga la stessa percentuale entro il 2003. Come detto, in Italia il settore è in rapida espansione ma bisogna considerare anche che un campo, trattato per anni con veleni chimici, non può diventare adatto alla coltivazione biologica all'istante: è necessario un periodo di depurazione dei veleni.
Ma se l'agricoltura industriale ci appare più economica all'atto dell'acquisto, i conti non tornano più quando si considera che il conto per rimediare ai suoi disastri, ad esempio per ripulire l'acqua dai pesticidi, o per mettere sotto controllo la produzione di carne dopo la "mucca pazza" e i "polli alla diossina" sono piuttosto salati e che li paghiamo tutti attraverso le tasse. Questo senza contare i costi per l'ambiente e dunque quelli legati alla diminuzione della qualità della vita: ad esempio, chi si fida più di bere l'acqua di rubinetto?
Al momento, la più grande minaccia all'agricoltura biologica è costituita proprio dagli alimenti geneticamente modificati. Perché non possiamo avere entrambi. Se un raccolto geneticamente manipolato cresce accanto ad uno biologico, è un dato di fatto che ci sarà una contaminazione tramite il polline che portato dal vento o dagli animali si disperde nell'ambiente. Non possiamo fermare il vento, gli uccelli e le api.
La società, a questo punto, deve fare una scelta molto precisa. Possiamo permettere questa contaminazione oppure far sì che gli alimenti biologici si affermino sul mercato. Dalle Istituzioni fino ai supermercati Greenpeace sta facendo pressioni affinché si operi questa scelta prima che sia troppo tardi. Voi quale cibo volete: genetico o biologico? E' impossibile volerli entrambi.
In quanto consumatori e cittadini possiamo forzare questa scelta così:
I PESTICIDI
I pesticidi chimici di sintesi sono sostanze velenose che servono per combattere gli insetti (insetticidi), le malerbe ( erbicidi ) e alcune infezioni ( anticrittogamici ) delle piante coltivate.
Pesticidi: i Killer della vita
E il pesticida creò il parassita
I microrganismi che dovrebbero essere attaccati dai veleni possiedono delle notevoli capacità di adattamento e di difesa. Essi si riproducono molto velocemente ed hanno una vita molto breve che li espone per poco tempo agli effetti del veleno. Se per esempio, da un solo microrganismo, in un anno nascono 1 miliardo di altri esseri sarà molto probabile che almeno uno di questi sia capace di sopravvivere al pesticida. In questo modo esso riprodurrà altri esseri con le sue caratteristiche, ormai insensibili a quel tipo e a quelle dosi di pestucida. Più aumentano i tipi di parassiti che resistono ai fitofarmaci e più si è costretti ad usare nuovi prodotti: nel mondo gli agricoltori utilizzano ora 1.500 tipi di pesticidi commercializzati con 40.000 nomi diversi. In questo gruppo sono compresi, oltre alle sostanze destinate a uccidere i parassiti, anche gli erbicidi. I pesticidi sono in realtà dei biocidi, sono cioè in grado di uccidere tutti i piccoli organismi con cui vengono a contatto. Muoiono, quindi, anche gli insetti inpollinatori, fondamentali per l' agricoltura le coccinelle, gli uccelli, le rane, i rospi ecc. , proprio quelli quegli esseri viventi in grado di eliminare i parassiti, esercitando un controllo naturale. Secondo la FAO (Organo dell' ONU che si occupa dell' agricoltura e dell' alimentazione nel Mondo), le specie di parassiti che risultavano resistenti ai veleni erano:
I pesticidi, sparsi a tonnellate nell' ambiente, ritornano concentrati per mezzo della catena alimentare nei nostri piatti. Molte e gravi sono le conseguenze sinora dimostrate.
Decreto Legislativo del 1995 sui pesticidi
I dati ISTAT parlano per il 1992 di un consumo di fitofarmaci minore rispetto a quello del 1988. Ma non è il caso di rallegrarsi troppo, soprattutto dopo la recente approvazione del decreto legislativo ( 194, G.U. 27/5/95 ) di recepimento della direttiva 91/414/ CEE sulla produzione e l' utilizzo di fitofarmaci in agricoltura. Tale decreto, infatti, non solo non prevede un maggior controllo sull' uso dei pesticidi, ma segna un passo indietro nella tutela del consumatore, rendendo più facile l' abuso di sostanze chimiche. Infatti:
Controlli insufficienti
Da una recente inchiesta condotta da Legambiente in tutta Italia, risulta che l' attività dei laboratori pubblici di controllo sulla merce venduta è molto disordinata e irrazionale: si controlla poco, male e solo in alcune regioni.
CINQUE BUONI MOTIVI PER USARE LA MASSIMA CAUTELA CON I PESTICIDI, E POSSIBILMENTE ELIMINARNE L' IMPIEGO
1) I
pesticidi, contaminando i parassiti, provocano l' avvelenamento e la scomparsa
anche dei loro nemici naturali, come gli uccelli insettivori.
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2) I
pesticidi eliminano tutti i parassiti tranne alcuni, naturalmente resistenti al
pesticida, che successivamente formeranno una discendenza più forte, che dovrà
essere combattuta con dosi maggiori di insetticidi più potenti, e così via, con
grave danno per l' ambiente.
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3) I
pesticidi sono sostanze velenose, spesso molto tossiche anche per l' uomo che li
impiega o che si nutre di cibi trattati con i pesticidi stessi.
.
4) Molti
pesticidi servono a migliorare solo l' aspetto della frutta e della verdura per
vendere più facilmente il prodotto. Ne vale la pena ?
.
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5) I pesticidi provocano l' inquinamento
dell' ambiente e minore fertilità del suolo.
E' NECESSARIO FAVORIRE L' IMPEGNO VERSO SOLUZIONI ALTERNATIVE
Ad esempio: - Proteggere e favorire i predatori naturali dei parassiti = Lotta biologica. - Selezionare piante resistenti ai parassiti.
L'INVASIONE DEI SACCHETTI DI PLASTICA
Le stime calcolano che in Europa sono circa 100 miliardi i sacchetti di plastica che ogni anno si disperdono nell'ambiente, con conseguenze pesanti per l'ecosistema: occorrono infatti almeno 200 anni perché questi materiali si decompongano.
Finora Bruxelles non ha stabilito alcun programma comunitario concreto per risolvere il problema dell'inquinamento da sacchetti di plastica; qualche iniziativa è stata proposta in alcuni singoli stati membri, come Francia e Germania, dove a partire dal 2010 dovrebbe essere vietata la commercializzazione degli shopper in plastica.
L'Italia consuma oltre un quarto dei sacchetti di plastica dell'Unione europea. Dal nostro Paese Coldiretti, l'associazione di categoria che riunisce le imprese agricole italiane, ha invitato la Commissione Ue a diffondere l'uso di buste in materiale biodegradabile di derivazione agricola
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Per produrre 100 di queste buste ecologiche dovrebbero essere utilizzati mezzo chilo di mais e un chilo di olio di girasole. Secondo Coldiretti per soddisfare il fabbisogno comunitario di shopper biodegradabili sarebbe sufficiente sfruttare terreni agricoli per meno di 3 milioni di ettari a granoturco e girasole, pari all'1,5% della superficie coltivata nell'Unione europea. I costi di produzione? 8 centesimi per la busta di origine agricola contro i 5 centesimi del sacchetto di plastica: solo 3 centesimi in più per avere una grande ricaduta positiva sull'ambiente.
IL PVC CAUSA DI INQUINAMENTO
Il PVC si differenzia in maniera sostanziale dalle altre termoplastiche di largo uso per la presenza di cloro che può contribuire fino a circa il 60% del peso molecolare.
La produzione del PVC rappresenta oggi la maggiore singola applicazione del cloro (circa il 40% del totale), dopo che il suo utilizzo in altri prodotti ha subito drastiche riduzioni o divieti totali per questioni sanitarie ed ambientali.
L'industria del cloro rappresenta oggi il settore produttivo che più di altri è responsabile di alterazioni ambientali gravi che si ripercuotono sullo stato di salute dell'uomo e di altri organismi viventi.
A fronte di tutto ciò, solo una piccola frazione del cloro prodotto, circa il 5%, viene impiegata per applicazioni essenziali quali medicinali e potabilizzazione delle acque.
In questo contesto, il PVC si inserisce come corresponsabile della contaminazione ambientale descritta nei seguenti punti:
1 - formazione di svariati inquinanti clororganici durante la produzione, tra cui spiccano per tossicità, diossine e furani;
2 - rilascio di CVM, monomero cancerogeno del PVC, sia in fase di produzione che durante l'uso di manufatti;
3 - rilascio di additivi vari aggiunti al compound sia in fase di loro produzione che in fase di utilizzo di manufatti con particolare riferimento al piombo, ftalati, composti organostannici e paraffine clorurate;
Oltre a questi aspetti, ed in parte proprio a seguito di ciò, il PVC si presta poco ad essere riciclato o riutilizzato in tutte le sue applicazioni.
L'esposizione a diossine viene oggi valutata essenzialmente per la loro capacità di alterare il sistema endocrino, di portare, in caso di esposizione prenatale, a difetti congeniti, alterazione dell'apparato sessuale, danni al sistema nervoso e soppressione del sistema immunitario.
Nonostante ci sia un generale consenso nel ritenere che il livello di contaminazione ambientale sia diminuito grazie all'introduzione di misure di riduzione delle emissioni, l'accumulo di diossine nei fondali marini, fluviali e lacustri può costituire un'importante fonte di rilascio per il futuro.
Per quanto riguarda gli ambienti di lavoro, va qui ricordato che il processo avviato a Venezia dal Pubblico Ministero Felice Casson trova spunto anche dall'elevata incidenza tumorale tra gli addetti alla produzione di CVM nel decennio scorso.
Da analisi effettuate dall'Università della Carolina del Nord su commissione di Greenpeace, è emerso che il 21% dei 131 oggetti per bambini analizzati conteneva elevate concentrazioni di piombo e che dopo un periodo di quattro settimane il metallo si presentava alla superficie del manufatto.
Il riciclaggio del PVC rimane una chimera lo dimostra non solo il recente rapporto di Greenpeace [69], ma addirittura i produttori di altre materie plastiche.
Plastica: raccolta differenziata e riciclaggio
Attraverso il riciclaggio, il destino della plastica si trasforma: da scarto della civiltà dei consumi a materia per realizzare nuovi manufatti: sedie, panchine, parchi giochi, recinzioni, cartelloni stradali, arredi urbani e contenitori. Un buon espediente per arginare l’emergenza rifiuti, ma che stenta ancora a decollare.
A oggi, in Italia, attraverso la raccolta differenziata si recupera il 20,5 per cento degli imballaggi in plastica. Della plastica raccolta si ricicla solo il 13 per cento (dati del Consorzio nazionale imballaggi, 1999). Ciononostante, nel settore dello smaltimento della plastica il nostro Paese ha un ruolo fondamentale. Negli ultimi anni, l’Italia ha conquistato il primo posto in Europa, e il secondo al mondo, per la raccolta e la selezione dei contenitori in PET. Attraverso la raccolta differenziata si può fare meno ricorso alla discarica, pratica di smaltimento non molto rispettosa dell’ambiente.
ltre, separare i rifiuti permette anche di risparmiare risorse preziose. In breve, ognuno di noi in questo modo è chiamato a occuparsi direttamente dell’ambiente. Tuttavia, la cattiva e scarsa informazione crea disinteresse verso il problema dei rifiuti. Cerchiamo di fare chiarezza su come dobbiamo comportarci per favorire il riciclaggio della plastica: innanzitutto bisogna separare gli imballaggi in plastica dagli altri rifiuti, svuotarli completamente, e dopo averli schiacciati rimettere il tappo per poi depositarli nel cassonetto, nella campana o nel sacco della raccolta domiciliare. Attenzione a non mischiare la plastica riciclabile con altri materiali. Gli imballaggi in plastica che si possono raccogliere sono bottiglie e flaconi, purché non inquinati da rifiuti organici e da sostanze pericolose.
Quindi, i cittadini hanno potuto depositare nei raccoglitori della plastica solo bottiglie di acqua minerale e di bibite, flaconi di prodotti per il lavaggio di biancheria, di stoviglie e per la pulizia della casa, contenitori di prodotti per l’igiene della persona. Ma presto si potranno depositare negli stessi contenitori anche sacchetti, scatole, barattoli, pellicole per imballaggi, film e vaschette per alimenti. Si attendono indicazioni dai Comuni.
RISCALDAMENTO DOMESTICO ED INQUINAMENTO
La tutela della salute pubblica risulta spesso affidata a quel complesso di leggi e di norme tecniche che regolano le modalità di costruzione delle apparecchiature per la produzione del calore, imponendo misure atte a garantire una limitata emissione di inquinanti in atmosfera.
Facendo riferimento alla emissione dei soli ossidi di azoto e anidride carbonica, la situazione attuale è caratterizzata dalla presenza di norme soltanto in alcune nazioni europee tra le quali le principali sono Svizzera, Germania, Francia e Olanda.
In particolare la Svizzera è la nazione che più spesso viene citata come quella dove le autorità hanno dedicato più attenzione a questo problema, introducendo normative, dotate di valore di legge e particolarmente restrittive.
Nella vicina Confederazione, vengono effettuate misure di controllo delle emissioni dagli impianti di grossa potenza (superiore a 1000 kilowatt) che per gli impianti più piccoli.L'utente viene dapprima informato, dopo la visita di controllo, che è fuori norma, ricevendo nel contempo indicazioni su come intervenire per rientrare nei limiti di legge.
Gli ossidi di azoto, infatti, precipitando al suolo assieme alle polveri, reagiscono e solidificano dando origine a nitrati di potassio. Per questo motivo risultano particolarmente dannosi nelle aree urbane, dove non possono essere assorbiti dal terreno. Per di più, gli ossidi di azoto reagiscono con l'ozono presente nell'atmosfera dando origine allo smog fotochimico. Quanto detto dimostra come l'adozione di limiti unici debbono essere applicati alle aeree dove i limiti imposti non possono più garantire uno standard accettabile di qualità dell'aria.
La filosofia che guida il legislatore europeo è quella di garantire un livello di emissioni generalizzato, tale da assicurare la qualità dell'aria in una generica zona del territorio. Nei casi più urgenti e laddove le situazioni locali si fanno particolarmente critiche, interviene il Comune; questo, per mezzo di delibere, decide misure drastiche di riduzione delle fonti inquinanti (come il blocco della circolazione stradale o, in relazione alle problematiche qui esaminate, la riduzione delle ore di riscaldamento degli ambienti) tali da ripristinare l'osservanza dei limiti massimi.
L'ORIGINE DEGLI INQUINAMENTI
Secondo dati relativi al nostro Paese, l'emissione degli ossidi di azoto è così ripartita tra le diverse fonti:
trasporti 56,8% circa;
centrali termoelettriche 28,3%;
industria 11%;
riscaldamento 3,9%.
Nelle aree fortemente urbanizzate, agli effetti della formazione locale di smog atmosferico, la percentuale relativa al riscaldamento è maggiore in quanto viene a mancare il contributo delle industrie (ormai non più presenti nelle aree urbane). La percentuale rappresentata dagli impianti termici è, inoltre, aggravata dalla caratteristica puntuale e a bassa quota delle fonti emissive. Ciò indica che il loro impatto ambientale locale può essere decisamente elevato.
Diversi sono i fattori che influenzano la formazione dell'inquinamento per la combustione del gas. Essa dipende prima di tutto dall'azoto presente nei due componenti che partecipano al processo: il combustibile ed il comburente.
1) Ossidi di azoto termici.
Si formano dall'azoto dell'aria di combustione nel nucleo della fiamma a temperature superiori ai 1300 °C.
Questo tipo di NOx incide in ragione del 75% del totale degli NOx prodotti, per il gas, e il 60% per il gasolio.
2) Ossidi di azoto primari (cosiddetti anche pronti).
Si formano dall'azoto molecolare dell'aria di combustione. La loro formazione è molto influenzata dalla concentrazione dell'ossigeno e scarsamente dalla temperatura. Questo tipo di NOx incide in ragione del 25 % del totale, per il gas, il 15 % per il gasolio.
3) Ossidi di azoto del combustibile.
Si formano dalla quantità di azoto fossile contenuta nel combustibile. Tale quantità è pressoché nulla nel caso di combustibili gassosi. I gas di scarico del camino nell'atmosfera contengono per lo più NO2, biossido di azoto, in ragione del 95% del totale. La restante parte (5%) è costituita da ossido di azoto NO.
In sintesi, i sistemi adottati dall'industria delle caldaie hanno dovuto superare i test delle leggi in vigore a tal punto da ridurre le emissioni inquinanti sotto il 20%.