LA PROGRAMMAZIONE
La cosa peggiore, quando viene fatto un corso di PLC è di soffermarsi in una serie di discorsi teorici legati a quel tipo di PLC o a quell'altro. Questa metodologia appesantisce la lezione e non da frutti sperati all'ascoltatore. Passiamo quindi a ciò che interessa particolarmente parlando di programmazione: i primi PLC usavavano il linguaggio Booleano per scrivere un set di istruzione di programma; queste istruzioni usavano gli operatori logici AND, OR, ecc. In altre parole, per rappresentare due contatti aperti collegati in serie si scriveva:
A and B = C
oppure, per due contatti in parallelo:
A or B = C
Con le nuove metodologie software, ove si tendono a rendere più semplici le operazioni di programmazione, le operazioni logiche descritte sono state trasformate in una rappresentazione grafica. Un pò come avviene tra i comandi DOS e le operazioni su piattaforma Windows. Infatti nel DOS, per copiare un file in una directory, si impartiva il comando COPY. Sotto Windows, la stessa operazione viene svolta con semplici operazioni grafiche. La stessa cosa succede con la nuova tecnologia del PLC; le operazioni booleane vengono eseguite da animazioni grafiche per facilitare l'utente. Il linguaggio più adoperato per i moderni PLC è il linguaggio Ladder o linguaggio LD, costituito da una serie di simboli collegabili tra di loro con semplici linee.
I simboli, costituenti i contatti aperti o chiusi e le bobine dei relè, collegati assieme, rappresentano fedelmente il circuito a logica cablata. In un circuito a logica cablata, la lettura dello schema avviene dall'alto verso il basso: in alto ci sono i dispositivi di comando (Pulsanti, contatti di arresto automatici, finecorsa, ecc.), in basso ci sono i dispositivi di output (bobine dei relè, lampade spia, ecc.).
Il circuito Ladder viene letto da sinistra verso destra, ovvero, a destra vengono collocate le bobine.
Fig. 1
La fig. 1 mostra un esempio tipico di programmazione in linguaggio Ladder: Il foglio elettronico su cui si opera, porta due bande nere alle due estremità che rappresentano l'alimentazione del circuito. I singoli contatti, rappresentati con la simbologia tipica di questa programmazione, vengono prelevati da una libreria e inseriti con il mouse. Ogni contatto inserito richiede delle istruzioni particolari: per es. %I1.0, il % è una forma di unificazione del linguaggio per tutti i PLC secondo le normative IEC 1131. Il carattere "I" indica che si tratta di un ingresso, il numero 1 indica la collocazione degli ingressi nel modulo hardware, mentre lo zero rappresenta l'indirizzo. L'indirizzo diventa un numero crescente man mano che aumentano gli ingressi. Le uscite si indicano con la lettera "Q", il 2 indica la posizione del modulo hardware e lo zero è la prima uscita disponibile.
Dallo schema si distingue qual'è il contatto aperto dal contatto chiuso; inoltre, i contatti possono essere: "Dipendenti" e "Indipendenti". I contatti dipendenti sono quei contatti che dipendono da un componente di manovra(per es. un relè). Sono indipendenti quei contatti che dipendono dall'azionamento meccanico o umano(per es. Pulsanti, finecorsa, sensori, ecc.); inoltre, i contatti indipendenti, si devono programmare normalmente aperti come nella fig. 1. I contatti dipendenti, proprio perchè sono dipendenti, si devono programmare aperti se allo stato di riposo sono aperti, chiusi al viceversa.